[CON DUE DITA GIÀ NEL FUTURO]

Negli ultimi giorni gli utenti social si sono interessati e preoccupati delle politiche di privacy delle varie piattaforme. Tutto nasce dopo che Trump è stato buttato fuori da alcuni social, e non è certo una coincidenza. Il tema ovviamente non è la privacy, visto che invocare la privacy sui social e come temere un guardone in una spiaggia di nudisti…Ma al di là delle battute il tema è che siamo alla vigilia della più epocale trasformazione economica e sociale degli ultimi secoli. Come scrivevo già tre anni fa (e Facebook mi è testimone) presto le nazioni non esisteranno più e verranno sostituite da queste piattaforme social che diventeranno il nostro nuovo ordinamento giuridico, la comunità all’interno della quale noi eserciteremo i nostri diritti e coltiveremo i nostri interessi economici e sociali, e all’interno della quale ci muoveremo, e all’interno della quale eserciteremo addirittura la nostra democrazia, eleggendo i nostri rappresentanti che saranno quelli deputati a stabilire le regole di vita virtuale all’interno delle piattaforme cyber. Saremo in tutto e per tutto cybercittadini. Questo interrogarsi degli utenti sul passaggio da un social all’altro in termini di privacy, quindi, è del tutto inutile: stanno andando infatti in scena le prove generali di chi sta organizzando il mondo nuovo, nel quale presto verremo chiamati a scegliere se essere cittadini di un social piuttosto che di un altro. I profili sui social diventeranno ufficiali e obbligatori come la carta d’identità, e chi non appartiene a un social sarà costretto ad appartenervi. Ovviamente non ci trovo nulla di sconvolgente, anzi, la tecnologia l’abbiamo introdotta, e l’abbiamo salutata con entusiasmo quando l’abbiamo introdotta, ne facciamo uso costante ormai da almeno vent’anni, per cui il passaggio era inevitabile, come quello dal carbone al petrolio. Sarà come partire di nuovo da Palos de la Frontera per lasciare l’Europa e costruire un mondo nuovo nelle Americhe. Va da sé che se non si approfitta della pandemia in corso per passare al mondo nuovo rischiamo il collasso planetario. È sotto gli occhi di tutti del resto il fatto che il mondo per come lo abbiamo conosciuto non poteva più funzionare. Lo dimostra il caos giuridico e burocratico all’interno del quale ormai nel cosiddetto mondo ‘reale’ sta diventando quasi impossibile muoversi, lavorare ed esprimersi. Si deve passare necessariamente dalla semplificazione della piattaforma social partendo proprio da elementi primitivi come i like. È inutile ridere ed è inutile piangere. Bisogna quindi cominciare a farsene una ragione del fatto che Biden vs Trump è stata probabilmente l’ultima elezione che abbiamo visto nella forma ‘reale’ e dobbiamo cominciare ad abituarci all’idea che probabilmente domani anche il Papa uscirà da un social. Soprattutto dobbiamo cominciare ad abituarci all’idea che il mondo reale per come lo abbiamo conosciuto non tornerà più. Anzi prima alziamo bandiera bianca e ci rendiamo disponibili tutti insieme a farci traghettare nel mondo nuovo, smettendola di lamentarci e di stracciarsi le vesti perché vogliamo tornare alla vita precedente (alla quale con le buone o con le cattive non ci faranno tornare) e prima finisce anche questa pandemia di isterismi collettivi. La tecnologia che abbiamo a disposizione oggi esisteva già vent’anni fa, ma voi dovete capire che vent’anni fa quelli che oggi sono anziani e che allora erano poco più che cinquantenni venivano da un mondo di matite di legno e non avevano nessuna intenzione di cambiare il loro metodo di lavoro. Quello che sto scrivendo ovviamente non è dietrologia, lo è per i passatisti, per gli addormentati, per gli ignoranti, e per quelli che si accontentano della birra con gli amici e delle tette in televisione o del calcio la domenica, e che si accontentano dell’editoriale sul quotidiano di carta, ma che se non cominciano ad interrogarsi davvero su quello che sta succedendo invece di perdere tempo sui bollettini dei contagi o sull’efficacia del vaccino, saranno spacciati nel nuovo mondo. ‘Negazionista’ del resto è un termine (improprio e sgradevole) che è stato inventato proprio da chi è negativo, da chi vede tutto negativo; i positivi e i positivisti sono i futuristi. L’Occidente vive ormai dentro una bolla di debito, è una gara fra debiti, non si capisce più chi produce cosa e chi lo paga e con cosa. La finanza di per sé è virtuale non ha più nulla che fare con l’economia reale e la politica da tempo. È tutto ormai una partita di giro di numeri e promesse, per cui non ci vedo nulla di sconvolgente nel fatto che anche le monete verranno presto sostituite (per modo di dire) dai like. Dopodiché il fatto che la gente che corre in vetrina si preoccupi della privacy e del controllo è una cosa che mi fa buttare in terra dal ridere. La gente non ha capito che ha ceduto la “nuova sovranità” quando ha ritirato la tessera dell’Esselunga dei punti fragola, perché è li che è iniziata l’era del controllo. La fragola al posto della mela è il vero peccato originale dell’era virtuale. Ad ogni modo restiamo ottimisti e salutiamo con gioia l’arrivo del mondo nuovo, visto che nel vecchio mondo – diciamocelo fuori dai denti – le cose ormai non funzionavano più da troppi anni.

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