[IL FUTURO PRESENTE]

È di questi giorni la notizia che Microsoft avrebbe depositato il brevetto di un chatbot che in sostanza consentirebbe ai deepfake di replicare i comportamenti umani in modo così fedele da poterci consentire di interagire per sempre anche con chi non c’è più. Grazie ai sofisticatissimi deepfake la macchina può infatti ormai assumere le sembianze che vogliamo nel mondo cyber.

Siamo a un passo dai droidi con una coscienza autonoma? Sì e no.

Questa cosa, quelli della mia generazione, l’hanno già vista in Jeeg Robot d’acciaio, quando Hiroshi parlava al computer con suo padre, il defunto professor Shiba. Il futuro di allora, quindi, sarebbe più presente che mai, e parrebbe proprio che in quel futuro ci siamo entrati da quando abbiamo iniziato a mandare in scena nel web profili virtuali che interagiscono fra di loro sui social. Del resto è da quando l’uomo comunica via internet che delega costantemente una macchina a interagire con un’altra macchina dietro la quale c’è un altro uomo. Proprio come Hiroshi, all’interno di Jeeg, gli uomini fanno interagire le macchine. Oggi, secondo la notizia di Microsoft l’uomo sarebbe addirittura in grado di interagire con una coscienza artificiale alla quale possiamo dare le sembianze che vogliamo.

È un problema? No. Tra allarmismi e facili entusiasmi, infatti, il tema per l’uomo deve rimanere sempre lo stesso: non perdere il contatto con la propria, di coscienza.

Se la macchina può replicare l’uomo, è perchè anche l’uomo è programmato. Quindi il problema non è il programma in , ma il programma in te, e la soluzione è la coscienza di essere in un programma, come Tron, nel famoso film del 1982.

A breve una mia video chiacchierata con Edoardo Ferri sul tema.

Stay tuned.

(Immagini tratte dal web)

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